Eccomi alla terza e ultima parte di questa mia estemporanea riflessione su Internet e il futuro dei media. Chiudevo la seconda parte citando le conclusioni del libro di Vittorio Sabadin, L’ultima copia del New York Times. Le definivo minimaliste e riduttive a dispetto di un lavoro che presenta un ventaglio ricco e interessante di problemi e possibili soluzioni.
Tra gli aspetti della rivoluzione digitale che Sabadin tratta, o a volte solo lambisce, questi sono per me i più centrali: la caduta delle barriere (tra i media, tra produttori e consumatori, tra professionisti dell’informazione e semplici cittadini) e l’emergere tumultuoso del >> continua a leggere
Scrivevo nella prima parte di questa riflessione sui media e il giornalismo nella nuova era digitale che siamo in presenza di una di quelle trasformazioni tecnologiche – l’aggettivo di solito usato è disruptive – che segnano improvvise cesure nella storia. Il futuro sarà diverso da come ce lo aspettiamo. L’iPhone di Apple, che citavo, è solo un esempio. Rivela che in periodi di discontinuità fa premio la creatività, la capacità di rischiare (e intendo, con questo, la capacità di assumere e gestire il rischio: rischiare per il puro gusto di rischiare è una follia). Forse annuncia anche che le pressioni competitive, nella >> continua a leggere
Mi è capitato di pensare al futuro dei media nell’età di Internet e di considerare, di riflesso, anche le prospettive della mia professione, il giornalismo: un campo minato, sia perché mi tocca troppo da vicino, sia perché le dimensioni dei cambiamenti in corso sono sconvolgenti. Ho provato a eliminare questo improvvido post dalla mia testa. Ma non ce l’ho fatta. Me ne devo liberare pubblicandolo, in qualche modo. E forse l’unico modo possibile è procedere per cenni: rapidi pensieri, citazioni, associazioni di idee.
Il futuro è imprevedibile e gli esperti non lo sanno
Mi sforzerò di cercare un senso alle novità del >> continua a leggere