Come se la stanno cavando le banche italiane, alle prese con la crisi finanziaria e la recessione economica? Per farmene una rapida idea ho trovato finalmente il tempo di dare uno sguardo all’ultimo bollettino economico della Banca d’Italia, uscito a metà gennaio. La diagnosi della nostra banca centrale è rassicurante. Ecco cosa scrive:
“Nel complesso il sistema bancario italiano ha sinora risentito meno di altri dell’impatto della crisi […]. Dall’inizio delle turbolenze i maggiori gruppi bancari hanno registrato svalutazioni connesse con la crisi per circa 4,5 miliardi di euro, un ammontare contenuto se confrontato con >> continua a leggere
Per capire i successi di Silvio Berlusconi bisogna andare oltre l’analisi politica.Come scrive il sociologo Aldo Bonomi nel saggio Il rancore, alle radici del malessere del Nord, ridurre il fenomeno Berlusconi alla televisione, al conflitto d’interessi o alle regole violate significa ignorare il suo radicamento sociale, che trae origine dalle profonde trasformazioni che hanno investito il tessuto sociale e produttivo del nostro paese negli ultimi due decenni.
“Piaccia o meno, Berlusconi sta dentro l’anima di questo paese, non solo dentro la sua sovrastruttura,” scrive Bonomi.
Sono d’accordo. Solo così, tra l’altro, si >> continua a leggere
Vorrei che tutti i lettori del blog andassero a vedere l’intervista che Mario Monti ha rilasciato ieri su La Stampa, a cura di Mario Bastasin. Offre una delle più sintetiche e, a mio modesto avviso, più corrette interpretazioni del perché l’economia italiana è in crisi. Eccola:
“Molti italiani fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese perché l’Italia fa sempre più fatica ad essere competitiva nel mondo. La scarsa produttività riduce la quota di mercato di ciò che l’Italia produce e restringe il prodotto totale che essa è in grado di distribuire.”
“E quegli stessi fattori che frenano la produttività – >> continua a leggere
Vorrei fare qualche semplice considerazione sullo sciopero degli autotrasportatori, che nei giorni scorsi ha paralizzato l’Italia. Due sono gli aspetti che mi paiono evidenti e rilevanti, al di là dei mille sottili distinguo che è sempre possibile tracciare in vicende complesse:
a) Più che di uno sciopero si è trattato di una sedizione, pericolosa per l’ordine pubblico e costellata di violazioni della legge (tra cui le minacce, percosse e danneggiamenti a quegli autotrasportatori che avevano deciso di non aderire);
b) Il governo, che per bocca del ministro Bianchi aveva definito “illegale” il blocco e aveva annunciato che le >> continua a leggere
Accompagnata dal solito prepotente spiegamento di mezzi propagandistici è partita l’iniziativa di Forza Italia che chiede agli italiani di aderire alla richiesta di tornare subito al voto. “Firma anche tu! Per tornare a votare” è lo slogan. E la motivazione, apoditticamente contenuta in una citazione di Silvio Berlusconi, dice così: “In democrazia, quando si è in presenza di una crisi politica irreversibile come l’attuale, la strada maestra è una e una sola: il ritorno alle urne…”. I puntini di sospensione mi consentono, spero, di interloquire aggiungendo due semplici osservazioni.
Leader sfiduciati
Perché tornare a >> continua a leggere
L’Italia ricorda oggi la vittoria nella Prima Guerra Mondiale e festeggia le sue Forze Armate. La ricorrenza non mi lascia indifferente: ho avuto un nonno che, tenente degli Alpini, combatté sul Monte Ortigara. Gravemente ferito, fu deportato in Austria dove trascorse due anni di prigionia. Rientrato in patria alla fine della guerra, fu decorato per il valore di cui aveva dato prova (mentre era in preda a formidabili sbornie di grappa, commentava lui con tipica propensione veneta all’understatement e ai superalcolici). Vorrei dedicargli un piccolo gioco, semiserio. In fondo, solo un passatempo domenicale.
E’ un quiz. E visto che >> continua a leggere
Negli Stati Uniti è Wal-Mart, in Giappone Toyota, in Gran Bretagna British Petroleum, in Germania DaimlerChrysler, in Francia Total, in Spagna Banco Santander Central Hispano, e nella piccola Finlandia del bravissimo Kimi Raikkonen è Nokia. E da noi? Beh, da noi, stando almeno all’ultima edizione del Global 500, la classifica delle 500 maggiori aziende mondiali, curata da Fortune, la prima impresa per fatturato (ventiseiesima al mondo) è ufficialmente Eni, con i suoi 109 milioni di dollari. Ma in un paese in cui l’economia sommersa rappresenta almeno un quarto di quella “emersa”, le classifiche ufficiali valgono poco.
La >> continua a leggere
Non contenta di promettere la vita eterna, la Chiesa cattolica italiana si è messa ora a predicare il lavoro eterno. A commento di un discorso in cui il Papa, giustamente, definiva la questione del lavoro in Italia come un’ “emergenza etica e sociale”, il presidente della Cei Angelo Bagnasco (nella foto), all’apertura della settimana sociale dei cattolici, ha aggiunto tre aggettivi per esplicitare come dovrebbe essere il lavoro, secondo l’idea di “bene comune” che la Chiesa cattolica va propugnando: “Stabile, sicuro e dignitoso.” Sul dignitoso, penso, siamo tutti d’accordo. Ma sullo stabile e sicuro? Si tratta di >> continua a leggere
“Non ci lasceremo processare sulla piazza mediatica né su qualunque altra piazza”, ha affermato stentoreo il ministro della Giustizia Clemente Mastella, parlando l’altro giorno da un inconsueto scranno: il sedile di una Maserati bianca decappottabile, su cui si trovava per partecipare alla parata del Columbus Day a New York. Citazione colta, hanno subito sottolineato giornali e telegiornali, sparando la “notizia” in prima pagina. Si tratta delle parole usate da Aldo Moro, in un discorso del novembre 1977, per denunciare i ricatti del terrorismo e farvi fronte. Moro era un politico famoso per il suo parlare oscuro, ma che sapeva anche >> continua a leggere
Il Corriere della Sera pubblica oggi un editoriale di Francesco Giavazzi che da solo giustifica l’acquisto dell’intero giornale. Invito caldamente a leggerlo. S’intitola “Il mito della spesa” e fa a pezzi una delle credenze più ingiustificate e dannose tra le tante, infondate, cui l’Italia sembra non saper rinunciare: e cioè che la spesa pubblica, qui da noi, serva ad aiutare i meno abbienti.
Non è così, dimostra fatti alla mano Giavazzi. La spesa pubblica, nel nostro paese, è accaparrata da rentier, grandi gruppi industriali, privilegiati lavoratori sindacalizzati alla vigilia della pensione, in genere da “furbi” e >> continua a leggere
Una delle storie di questa estate che più ho trovato irritanti è stata la vicenda Alitalia. Non ne posso più di politici, sindacalisti e tromboni vari che mi spiegano come e perché Alitalia sia un “patrimonio” del paese. Tutti a invocare “soluzioni”, “salvataggi”, iniziative per salvaguardare un simile capitale di “competenze”, a volte con toni quasi apocalittici come quelli di un Walter Veltroni, il quale, ahimé, si è spinto persino a dire che “la scomparsa di Alitalia sarebbe un colpo molto serio al ruolo dell’Italia e al suo peso nel mondo” (sic). Ora, la mia ferma convinzione è che Alitalia sia anche stata un >> continua a leggere
Leggo che l’Italia è seconda in Europa per consumo di coca, dietro alla Spagna e alla pari con la Gran Bretagna. Sarà un caso, ma mi sembra la Champions League, dove otto delle ultime dieci edizioni sono state vinte da squadre di questi stessi paesi. Nel calcio e nella coca siamo ai vertici, un collettivo davvero da sballo. Ma non sono questi gli unici primati che possiamo vantare.
Su GeographyIQ ho trovato infatti altri record interessanti:
a) per percentuale di popolazione sotto i 15 anni l’Italia è 210° su 210 paesi al mondo, con un fosco 14% (nella culla della Chiesa cattolica, che predica indefessa il sinite parvulos ad >> continua a leggere
Mi sono alzato stamani chiedendomi quale sia l’interesse degli italiani per l’informazione finanziaria online (è bizzarro, lo so, ma spero di non essere giudicato male). Non sapendo se esistano studi comparati affidabili e non volendo dedicare troppo tempo a questo mio assillo, ho imbastito un’estemporanea ricerca domenicale, giusto per ammazzare l’attesa per il ritorno di moglie, figli e suocera da una settimana di vacanza a Parigi.
Ho fatto dei confronti. La finanza è un fenomeno globale e la sua prima lingua è l’inglese. Sono così andato a vedere come si suddividano per nazionalità i lettori dei più prestigiosi e noti >> continua a leggere
La riforma della previdenza complementare parte segnata da (almeno) due vizi che, in Italia, sono troppo comuni per essere casuali: l’insufficiente riconoscimento della libertà individuale e il difetto di concorrenza. Come ben argomenta Andrea Moro in un articolo pubblicato su La Voce , i fondi negoziali o chiusi, uno dei pilastri della riforma, sono troppo chiusi a causa dei vincoli imposti dagli accordi tra le parti sociali alla contribuzione del datore di lavoro.
Il risultato è che viene di fatto limitata la libertà di scelta del lavoratore e ridotta la concorrenzialità del sistema dei fondi previdenziali, con prevedibili >> continua a leggere
Si è svolto i giorni scorsi a Milano un convegno dal titolo “Economia e Società Aperta”, organizzato dall’Università Bocconi e dal Corriere della Sera. E’ un evento che mi rallegra e che spero porti frutti, rivelandosi un momento di discontinuità per il nostro paese. Di discontinuità abbiamo infatti bisogno. E in poche parole cercherò di spiegarmi. “Società aperta” fa riferimento all’opera più famosa di Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, pubblicata nel 1945. Penso ci siano almeno due buoni motivi per considerare Popper uno dei grandi maestri del pensiero europeo.
1) E’ stato forse il più importante >> continua a leggere