Diceva il matematico e scienziato Charles Steinmetz che “non esistono domande stupide e nessuno diventa stupido, fino a che non smette di fare domande”. Col sostegno di un parere così illustre e rassicurante, vorrei dunque avanzare la seguente, apparentemente banale, questione: A cosa serve investire in obbligazioni?
Il quesito mi è tornato alla mente in questi ultimi tempi per una serie di motivi, che vorrei subito riassumere.
L’attuale crisi finanziaria è nata, in sostanza, dalla “ricerca di alti rendimenti” (search for yield) di una massa di investitori professionali insoddisfatta per i bassi ritorni prevalenti >> continua a leggere
La notizia che il miliardario britannico Joe Lewis (nella foto) avrebbe perso oltre un miliardo di dollari in seguito al tracollo della banca d’investimenti Bear Stearns impartisce una lezione non nuova ma sempre utile sui rischi della speculazione finanziaria e delle scommesse concentrate. Lewis, oltre che proprietario della squadra di calcio londinese del Tottenham, era fino a qualche giorno fa, secondo la rivista Forbes, il 369esimo individuo più ricco del mondo, con un patrimonio stimato di 2,5 miliardi di dollari – accumulati in gran parte grazie ad audaci puntate sui mercati valutari.
Vincente nel prevedere l’uscita della >> continua a leggere
Avevo promesso in un post recente di occuparmi di asset allocation, traendo ispirazione dal miglior libro divulgativo che io conosca, e cioè The intelligent asset allocator di William Bernstein (nella foto). Mantengo la promessa, iniziando con una sorta di vademecum che riporta, integrati da qualche mio commento, i punti essenziali dell’esposizione di Bernstein.
Cercherò poi di approfondire i passaggi più delicati e complessi in una serie di post nei prossimi mesi.
Rischio e rendimento
1. Rischio e rendimento sono indissolubilmente connessi. Non aspettativi alti rendimenti senza alto rischio, oppure sicurezza senza bassi >> continua a leggere
E’ da oltre una settimana che ho deciso di scrivere di asset allocation. Anzi, a voler essere precisi, è dal 19 giugno, quando, nel mettere assieme il mio post Confronti: l’investor education, sono incappato nella ricerca di Borsa Italiana su Investitori retail e Borsa. Una parte che allora non ho citato riguarda la diversificazione (o meglio, la mancanza di diversificazione) nei portafogli degli italiani.
Dice il rapporto:
“Complessivamente, il 19,7% delle famiglie (italiane, ndr) nel corso del triennio 2001-2003 ha detenuto, acquistato o venduto strumenti azionari.”[…]
“Più della metà degli intervistati si ritiene a >> continua a leggere