Categoria: analisi macroeconomica

La ritirata degli Orsi

Il mese di marzo che si chiude è stato il diciassettesimo del bear market azionario in America e tra il ventesimo e il ventiduesimo del bear market in molti mercati europei. Per vari motivi è stato un mese diverso. Vediamo perché nella rapida e necessariamente soggettiva panoramica che segue.

Il rimbalzo degli indicatori anticipatori del ciclo economico 

Scrivevo qualche giorno fa, nel post Indicatori leading, qualche segnale incoraggiante, che il rimbalzo degli indicatori anticipatori americani (il LEI del Conference Board e il WLI dell’ECRI) rendeva il rally dei mercati azionari dai minimi di inizio marzo più convincente >> continua a leggere



Indicatori leading, qualche segnale incoraggiante

23 marzo 2009, ore 18:46 | 55 Commenti | analisi macroeconomica, mercati azionari

Gli indicatori anticipatori (leading indicators) sono uno degli strumenti migliori per interpretare l’evoluzione del ciclo economico. Ne ho parlato spesso e anche negli ultimi giorni, nel post Nouriel Roubini e la recessione americana. In quell’articolo criticavo il noto economista della New York University per l’eccessivo pessimismo che sembra trasparire dai suoi recenti articoli, nei quali egli nega che ci siano – per lo meno negli Usa – reali segni di frenata nel peggioramento della congiuntura. Alle tesi di Roubini ho ribattuto osservando come qualche segnale meno infausto sia emerso nelle ultime settimane dal Weekly Leading Index >> continua a leggere



La Federal Reserve aggredisce la crisi

La Federal Reserve ha annunciato mercoledì scorso l’avvio di un programma di acquisto di 750 miliardi di dollari di titoli garantiti da prestiti ipotecari (mortgage-backed securities o MBS), 100 miliardi di altri titoli detenuti dalle agenzie federali e 300 miliardi di titoli del Tesoro. Nel complesso, si tratta di 1.150 miliardi di dollari che, dalla prossima settimana, verranno iniettati nel sistema americano allo scopo di abbassare tutta la struttura dei tassi, stimolare il credito – soprattutto nel settore immobiliare – e ridare fiato all’economia.

Si tratta di quantitative easing in proporzioni massicce: un’espansione non >> continua a leggere



Nouriel Roubini e la recessione americana

17 marzo 2009, ore 1:27 | 66 Commenti | analisi macroeconomica

Nouriel Roubini, l’economista della New York University noto come Dr. Doom (Dottor Rovina) per aver anticipato le disastrose conseguenze della crisi dei mutui subprime che i più avevano sottovalutato, continua a far molto parlare di sé. Tant’è che anche i lettori di questo blog chiedono di sapere cosa io pensi di lui e delle sue tuttora sconfortanti previsioni. Una discussione, avviata da Paolo, si è accesa ad esempio nei commenti al mio ultimo post, Pessimismo e contrarian investing. E’ tempo, forse, che dica la mia.

A Roubini io sono grato, perché la ricchezza e persuasività delle sue analisi, pubblicate nel blog Global >> continua a leggere



Giappone del decennio perduto e crisi del 2009

21 febbraio 2009, ore 0:21 | 51 Commenti | analisi macroeconomica

Tra gli anni ’70 e ’80, un periodo in gran parte di crisi per la superpotenza americana, gli investitori si invaghirono del Giappone. Era diffusa l’opinione che in breve volgere di tempo il paese del sol levante avrebbe sorpassato gli Stati Uniti per diventare la prima potenza economica al mondo. A scommettere su questa visione del futuro furono per primi gli stessi giapponesi. Il risultato fu il gonfiarsi di eccessi speculativi un po’ dovunque: nel credito, nel settore immobiliare, nel mercato azionario. Tra il 1970 e la fine del 1989 il Nikkei 225, il principale indice azionario, si impennò del 1850%, passando da 2mila a 39mila >> continua a leggere



Ray Dalio e la depressione americana

15 febbraio 2009, ore 19:25 | 27 Commenti | analisi macroeconomica

Decifrare questa crisi non è facile. Di bolle finanziarie, nella storia, ne sono scoppiate tante. Ma non abbastanza da non cogliere gli investitori ogni volta impreparati. E poi, nessuna crisi è stata del tutto uguale alle precedenti. E questa non fa eccezione. Il difficile è distinguere i tratti di continuità col passato dalle novità. Per sperare di riuscirci, almeno in parte, è necessario operare molteplici confronti e osservare le cose da angolature diverse.

Nel post Ma cos’è questa crisi, lo scorso dicembre, mi proposi di analizzare le differenze tra la situazione di oggi e il crollo del 1929, che aprì la strada alla Grande >> continua a leggere



Le conseguenze delle crisi bancarie sistemiche

Quanto è grave l’attuale crisi finanziaria? Quanto durerà? Che esiti potrà avere? Non c’è chi non si faccia queste domande. Per cercare una qualche risposta il primo passo è alzare lo sguardo, allargare l’orizzonte e affondare le nostre indagini nella storia. La tendenza ad aderire a nozioni piuttosto anguste e rassicuranti di “normalità” ci porta a concepire questa crisi, con un certo senso di angoscia, come eccezionale e anzi unica. Per certi versi, beninteso, lo è. Non c’è fenomeno storico che non sia singolare. E il problema di una scienza sociale e storica come l’economia è in fondo proprio questo: ha continuamente >> continua a leggere



Quando finirà la recessione?

Un lettore, Thomas78, mi ha scritto chiedendo da cosa si potrà capire che la recessione economica sta finendo e una ripresa è alle porte. E’ una buona domanda in sé. Ma lo è doppiamente perché pochi, in questo momento, hanno la tendenza a porsela. Siamo nel pieno di una crisi globale, i mercati azionari sono stati travolti da uno dei peggiori bear market della storia, nessuno prevede una rapida svolta. Il pessimismo la fa da padrone e i profeti di sventura sono i più ascoltati cantastorie del tempo.

In tutto ciò, naturalmente, non c’è nulla di nuovo. E’ sempre stato così. Per la generalità delle persone, la fase avanzata >> continua a leggere



Il mercato delle idee: Soluzioni alla crisi

Nonostante i molti e costosi interventi già messi in campo da banche centrali e governi, le cronache delle ultime settimane ci dicono che in molti paesi il sistema creditizio resta nell’occhio del ciclone mentre la congiuntura economica non fa che deteriorarsi. Stiamo entrando nel pieno di quella che già ora si profila come la peggiore crisi del dopoguerra. Ci sono soluzioni o dobbiamo rassegnarci a un’altra Grande Depressione, destinata a durare svariati anni? Nella rubrica Il mercato delle idee offro qualche link per orientarsi e, dato che i testi sono in lingua inglese, aggiungo una mia presentazione delle riflessioni che vi sono >> continua a leggere



Il mercato delle idee: TED spread, trend e tormenti

Rischi privi di rendimento

La rubrica Buttonwood dell’Economist, in un articolo dal titolo Yielding to none, si chiede quale sia l’elemento più eccezionale che si presenta alla vista degli investitori in avvio di 2009 e conclude che non si tratta né dell’andamento dei mercati azionari né delle quotazioni del petrolio ma piuttosto dei rendimenti dei titoli di stato. I titoli decennali del Tesoro americano, ad esempio, offrono solo il 2,3% rispetto a una media, negli ultimi due secoli, del 4,5%. Nella parte breve della curva, poi, i rendimenti sono inferiori all’1%. Al confronto, il tasso di dividendo del mercato azionario è del >> continua a leggere



Numeri, notizie e disoccupazione negli Usa

La notizia “bomba” che l’economia americana ha sofferto nel 2008 la peggiore perdita di posti di lavoro addirittura dal 1945 è risultata irresistibile, nel suo affascinante catastrofismo, a quasi tutti i mezzi di informazione. Tra quelli che mi è capitato di vedere, solo Reuters ha scelto di confinare questo aspetto delle statistiche sull’occupazione Usa, diffuse venerdì, nel secondo paragrafo, anziché nel primo, di un dispaccio firmato da Lucia Mutikani. Per il resto, non ho trovato nessuno che non abbia scelto di enfatizzare nei titoli e in apertura d’articolo il deprimente richiamo alla Seconda Guerra Mondiale, ritenendolo >> continua a leggere



Curva dei rendimenti e politica del tasso zero

10 gennaio 2009, ore 0:06 | 8 Commenti | analisi macroeconomica, tassi d'interesse

Dell’utilità della curva dei rendimenti (yield curve) come strumento di previsione delle recessioni economiche ho più volte parlato nel mio blog, da ultimo nel post I Fed funds sono al 2% ma le Borse calano. Perché? In quell’articolo mostravo come una curva piatta o invertita – dove cioè i tassi sui titoli di stato a 10 anni si trovano, in modo anomalo, allo stesso livello o addirittura più bassi di quelli a tre mesi – abbia sistematicamente precorso, con un anno circa di anticipo, tutte le recessioni americane dell’ultimo mezzo secolo.

Utilizzavo, a tal fine, un grafico della Federal Reserve di Cleveland, che vado qui a >> continua a leggere



Recessione e depressione, qual è la differenza?

7 gennaio 2009, ore 1:01 | 3 Commenti | analisi macroeconomica

Nel post Ma cos’è questa crisi ho cercato di spiegare perché, a mio modo di vedere, è molto improbabile che le recessioni in corso in quasi tutti i paesi avanzati – dagli Usa all’Europa al Giappone – si trasformino in una depressione economica paragonabile a quella degli anni ’30 del secolo scorso. Ai lettori sarà risultato chiaro – penso – che una depressione è un malanno parecchio più grave di una recessione. Ma quanto? Una definizione dei due concetti non l’ho data e forse più di qualcuno si sarà chiesto dove stia la differenza. Un utile articolo nell’ultimo numero del settimanale The Economist ci viene in >> continua a leggere



La recessione del 2009: uno sguardo al consenso

18 dicembre 2008, ore 17:18 | 2 Commenti | analisi macroeconomica

Come disse il fisico Niels Bohr, “le predizioni sono molto difficili, specialmente per il futuro.” Questa massima si applica anche ai mercati finanziari. E ripetutamente, nel mio blog, ne ho portato le prove, mostrando come anche i migliori analisti siano spesso spiazzati dall’imprevedibile evolvere degli eventi. Ciò non vuol dire, d’altra parte, che ci si debba sforzare d’ignorare le opinioni di consenso. Conoscerle è utile. Non però al fine di farvi dipendere una strategia d’investimento ma, più semplicemente, allo scopo di sapere quali aspettative già siano scontate nei prezzi di mercato.

Al centro delle preoccupazioni >> continua a leggere



Ma cos’è questa crisi?

11 dicembre 2008, ore 1:42 | 23 Commenti | analisi macroeconomica

Si parla troppo e troppo a sproposito del ’29. Appena qualcuno accenna alla parola “crisi”, subito il pensiero corre lì. Molti investitori vivono oggi in questa paralizzante condizione, una sorta di riflesso pavloviano, un cortocircuito che infiamma la mente ma le impedisce di riflettere. Possibile che non ci siano altri modi per cercare di capire cos’è questa crisi, germinata in America dal collasso dei mutui subprime? Ne suggerirò uno, la lettura di un classico di storia dell’economia: Manias, Panics and Crashes di Charles Kindleberger.

Pubblicato la prima volta nel 1978, il libro (mai tradotto in italiano, com’è >> continua a leggere