Archivio di marzo 2009

La ritirata degli Orsi

Il mese di marzo che si chiude è stato il diciassettesimo del bear market azionario in America e tra il ventesimo e il ventiduesimo del bear market in molti mercati europei. Per vari motivi è stato un mese diverso. Vediamo perché nella rapida e necessariamente soggettiva panoramica che segue.

Il rimbalzo degli indicatori anticipatori del ciclo economico 

Scrivevo qualche giorno fa, nel post Indicatori leading, qualche segnale incoraggiante, che il rimbalzo degli indicatori anticipatori americani (il LEI del Conference Board e il WLI dell’ECRI) rendeva il rally dei mercati azionari dai minimi di inizio marzo più convincente >> continua a leggere



Rendimenti azionari attesi: come stimarli

26 marzo 2009, ore 1:37 | 46 Commenti | mercati azionari, value investing

Nel post Valutazioni azionarie e rendimenti attesi avevo cercato, qualche settimana fa, di spiegare perché dei mercati azionari sottovalutati sono un’opportunità. Avevo mostrato la tendenza dei multipli valutativi a regredire, nel lungo periodo, verso il loro livello medio e la tendenza degli utili a crescere, nel lungo periodo, a tassi sorprendentemente stabili. Dalla combinazione di queste due “costanti” nella storia dei mercati azionari dell’ultimo paio di secoli era facile derivare la conclusione: valutazioni di mercato inferiori alla media (come le attuali) preludono a cicli caratterizzati da rendimenti superiori alla >> continua a leggere



Indicatori leading, qualche segnale incoraggiante

23 marzo 2009, ore 18:46 | 55 Commenti | analisi macroeconomica, mercati azionari

Gli indicatori anticipatori (leading indicators) sono uno degli strumenti migliori per interpretare l’evoluzione del ciclo economico. Ne ho parlato spesso e anche negli ultimi giorni, nel post Nouriel Roubini e la recessione americana. In quell’articolo criticavo il noto economista della New York University per l’eccessivo pessimismo che sembra trasparire dai suoi recenti articoli, nei quali egli nega che ci siano – per lo meno negli Usa – reali segni di frenata nel peggioramento della congiuntura. Alle tesi di Roubini ho ribattuto osservando come qualche segnale meno infausto sia emerso nelle ultime settimane dal Weekly Leading Index >> continua a leggere



La Federal Reserve aggredisce la crisi

La Federal Reserve ha annunciato mercoledì scorso l’avvio di un programma di acquisto di 750 miliardi di dollari di titoli garantiti da prestiti ipotecari (mortgage-backed securities o MBS), 100 miliardi di altri titoli detenuti dalle agenzie federali e 300 miliardi di titoli del Tesoro. Nel complesso, si tratta di 1.150 miliardi di dollari che, dalla prossima settimana, verranno iniettati nel sistema americano allo scopo di abbassare tutta la struttura dei tassi, stimolare il credito – soprattutto nel settore immobiliare – e ridare fiato all’economia.

Si tratta di quantitative easing in proporzioni massicce: un’espansione non >> continua a leggere



Nouriel Roubini e la recessione americana

17 marzo 2009, ore 1:27 | 66 Commenti | analisi macroeconomica

Nouriel Roubini, l’economista della New York University noto come Dr. Doom (Dottor Rovina) per aver anticipato le disastrose conseguenze della crisi dei mutui subprime che i più avevano sottovalutato, continua a far molto parlare di sé. Tant’è che anche i lettori di questo blog chiedono di sapere cosa io pensi di lui e delle sue tuttora sconfortanti previsioni. Una discussione, avviata da Paolo, si è accesa ad esempio nei commenti al mio ultimo post, Pessimismo e contrarian investing. E’ tempo, forse, che dica la mia.

A Roubini io sono grato, perché la ricchezza e persuasività delle sue analisi, pubblicate nel blog Global >> continua a leggere



Pessimismo e contrarian investing

Se c’è un’analisi che al momento non è troppo difficile fare è quella dell’umore degli investitori, o – come si dice in gergo – del sentiment, che è estremamente depresso. Il mondo intero ha atteso per mesi il cambio di amministrazione alla Casa Bianca e poi, nelle ultime settimane, ha reagito con un diffuso senso di delusione alle iniziative che sono state annunciate. Intanto, gli indicatori economici non hanno fatto che peggiorare e la crisi delle banche si è avvitata su se stessa. L’esito è sotto gli occhi di tutti: i mercati azionari si sono inabissati, perforando i minimi dello scorso autunno.

Di indicatori del >> continua a leggere



Quanto è sottovalutato l’azionario europeo?

6 marzo 2009, ore 23:57 | 59 Commenti | mercati azionari, metodi di valutazione

Scrivevo ieri, nel post Valutazioni azionarie e rendimenti attesi, che i mercati azionari europei sono più sottovalutati di quelli americani. Per questi ultimi offrivo diversi dati puntuali relativi ai massimi di sottovalutazione toccati al fondo dei grandi bear market del passato e una stima aggiornata del CAPE, ossia del rapporto tra il prezzo e la media decennale degli utili. Ma non altrettanto riuscivo a fare per i mercati di casa nostra, dei quali mi limitavo a desumere la sottovalutazione da una stima sui rendimenti attesi prodotta a fine gennaio da GMO, il gruppo d’investimento guidato da Jeremy Grantham.

Ora ho trovato il dato >> continua a leggere



Valutazioni azionarie e rendimenti attesi

A ottobre, nel post Punto di svolta, scrissi che ero diventato compratore di azioni. Dopo aver giocato in difesa o scommesso al ribasso per quasi un anno e mezzo, sostenevo che la sottovalutazione dei listini azionari era diventata tale da convincermi ad accumulare gradualmente delle posizioni lunghe, ossia rialziste. Ora che gli indici hanno fatto un altro tonfo, violando con decisione i minimi dello scorso autunno, è giusto chiedersi se quella mia scelta non sia stata sbagliata.

Per rispondere, prenderò le mosse da quanto ha scritto Warren Buffett (nella foto in alto) nella lettera annuale agli azionisti di Berkshire Hathaway, di >> continua a leggere